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Lavoriamo con i materiali più  disparati, con tecniche molto diverse l’una dall’altra, ma prima o poi, dobbiamo sempre avere a che fare con la carta vetrata e da noi va via come il pane! E quando come socio mi ritrovo uno che puntualmente fa sparire tutto il cibo lasciandomi morire di fame e costringendomi a nasconderlo, mi vien da pensare che ogni tanto si mangi anche quella!

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Per le nostre creazioni usiamo dei dischetti di cartavetrata e minifrese, così evitiamo di lasciare piccoli segni e graffi. In commercio però raramente si trovano questi dischetti e soprattutto non di tutte le grane che di solito ci servono e così partiamo da nastri e fogli e li realizziamo a mano. I dischetti, a differenza dei cilindretti in commercio, si adattano alle forme e tolgono solo sbave e trucioli, anziche’ appiattire o creare nuovi solchi.
Come al solito non posso fare a meno delle mie fustelle e le uso per tagliare i fogli. come base uso un pezzo di cuoio o simile, in modo da allungare un po’ la vita delle fustelle… e inizio a martellare, fino a che le mie orecchie implorano pietà!

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A questo punto sovrappongo i dischetti e segno il centro del primo.
Li infilo nella fustella per tenerli ben pigiati e in posizione e mi aiuto con un tubo (cavo) di ferro dall’altro lato.

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Buco l’intera pila con una punta da 1.2mm e il gioco è fatto, incrociando le dita, perché bucare l’intera pila in maniera perpendicolare non e’ affatto semplice e se il dischetto non è ben centrato non farà un buon lavoro, tenderà a colpire il pezzo da lavorare in maniera irregolare e quindi a rovinarsi prima.

Carta vetrata telata o di carta… beh, quello che offre la casa, basta avere il nostro solito range dalla 220 alla 1200!
Quelle di carta arrivano alle grane più fini, si consumano in fretta ma se si rovinano, saltano via senza rovinare il pezzo che si sta lavorando. Quelle telate hanno vita più lunga ma quando si sfilacciano possono iniziare a graffiate i pezzi. Quindi vale sempre usare quel che c’e’ e seguire la propria mano…

Ogni tanto abbiamo la fortuna di dare una mano alle persone che seguono le buone pratiche del riuso e riparazione.
Ecco qua una vecchia mezzaluna, regalata ad un nostro amico perché rovinata. Potrebbe facilmente avere più di 30-40 anni.

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La vernice era molto secca e scrostata, non si riusciva ad utilizzarla perché le spezie sminuzzate finivano irrimediabilmente condite con pezzetti di vernice!

Abbiamo scartavetrato i manici fino ad arrivare al legno grezzo e lucidato. Arriviamo così a scoprire che si trattava di un bel legno di faggio, maltrattato nel tempo ma pur sempre buon legno.

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Invece di riverniciarlo abbiamo impregnato il legno con una quantità esagerata di olio di lino.

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Sicuramente il nuovo proprietario ne farà buon uso e ne avrà cura nel tempo. Ed essendo un ottimo cuoco quale pagamento può essere migliore dei suoi sottaceto preparati in casa?

L’amico Mario ci ha chiesto delle spille personalizzate per un regalo natalizio. Visto che qualche mese fa ci aveva commissionato dei ciondoli con lo stesso disegno, e ne era rimasto soddisfatto (e visto che di mestiere insegna kung fu quindi è meglio tenerselo buono), abbiamo colto la palla al balzo per tentare qualche sperimentazione: nella fattispecie, il taglio del rame.

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Ecco il ciondolo di cui sopra. Caruccio, nevvero?

1) Il disegno.

Come per i ciondoli di cui sopra, siamo partiti da un’idea di Mario (non chiedeteci cosa significa, non lo sappiamo, Mario ha detto che gli serviva per una “rievocazione storica”).

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bozzetto originale

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percorso di lavorazione ottenuto dal disegno digitalizzato

2) Il legno.

L’idea era quella di realizzare una spilla ad incastro, una parte in rame e un supporto in legno in cui incastrarla. Ovviamente era la prima volta che tentavamo una cosa del genere, e cosa c’è di meglio di una scadenza incombente per rischiare orribili disastri con materiali mai provati prima?

Il legno è castagno, raccolto nei boschi, legno che, come tutti ben sanno (?) è un legno facilmente lavorabile, poco sensibile alle variazioni di temperatura e umidità, resistente alla compressione e agli urti, ancorchè di difficile e lunga stagionatura.

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3) Il metallo.

Prima di tutto, un doveroso disclaimer: i miei tentativi di lavorare il metallo con la cnc si contano sulle dita di una mano; questo è stato il primo lavoro su commissione, e per dirla tutta, sono andato un po’ a caso.

Questi sono i parametri che ho usato, per un foglio di rame di 0.6 mm di spessore:

  • fresa hss a due denti di 2 mm di diametro
  • velocità di passaggio 200 mm / minuto
  • velocità di rotazione 150 giri / minuto (circa)
  • discesa: 0.05 mm per passaggio.

Parametri impostati più o meno a caso partendo dal presupposto che per fresare il metallo, rispetto al legno, servono velocità di passaggio e di rotazione minori. In realtà tutti questi parametri possono essere calcolati in maniera precisa, in base alle caratteristiche fisiche dei materiali in questione e del tipo di lavorazione. Per calcolarli si possono seguire vari metodi illustrati, per esempio, qui, qui, qui e qui.

Ecco qui un pratico promemoria:

pratico un paio di ciufoli, direte voi, già solo per il fatto che le unità di misura sono piedi, pollici, iarde, galloni e mesi lunari, dio benedica l’america; e soprattutto per il fatto che se da buon principiante non conosci quali SFM, RPM, IPM, FPT inserire non vai da nessuna parte, perchè il calcolo di ognuna dipende dalle altre. Ma non ci arrendiamo: visto che da qualche parte dobbiamo iniziare, settiamo la velocità di taglio come più ci aggrada. Tanto, cosa può andare storto?

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Supponiamo di decidere che la nostra velocità di taglio sia di 40 cm al minuto (15.74 pollici); il diametro della nostra fresa è di 2 mm (5/64 di pollice,
ovvero 0.078 pollici).
Seguendo la pratica tabella di cui sopra otteniamo una velocità di rotazione di 15.74 x 12 / 3.1416 x 0.078 (a questo punto potrei anche mettermi a copincollare lorem ipsum tanto nessuno arriverà mai a leggere fin qui, comunque – ) ovvero 770,9 giri al minuto ovvero 12 giri al secondo.

Nessuno di questi parametri corrisponde neppure lontanamente a quanto utilizzato da me. Mah.

Eppure alla fine ce l’ho fatta. Che questo sia dovuto alla benevolenza degli dei del rame oppure che abbia effettivamente settato i parametri in maniera sensata lascio a voi deciderlo. L’unica cosa che ho cambiato in fase di lavorazione è stata la profondità di discesa: dagli 0.05 mm del primo tentativo sono passato a 0.3; l’impressione che ho avuto è che il metallo tenda a deformarsi prima che a tagliarsi, e che quindi sia più utile una discesa più, per così dire, decisa.

Naturalmente, non bisogna scordarsi di lubrificare: ho usato olio siliconico. In uno dei forum linkati sopra c’è uno che utilizza il combustibile per accendini come lubrificante, che, dato il riscaldamento dell’attrito, mi sembra un’ottima idea.

Legno e metallo, ovviamente, escono dalla cnc un po’ arruffati. Quindi è d’obbligo lisciarli ben bene con cartavetrata e mola.

4) La spilla.

La spilla viene realizzata con filo di rame appuntito. Il tappino in gomma, invece, lo si compra.

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danielo (edit): non e’ che il filo di rame nasca appuntito… per fare degli spuntoni ad hoc si taglia circa 2 cm di filo da 1.2mm e lo si appuntisce con una mola facendolo girare tra le dita. poi lo si deve lucidare con una moletta finissima, il risultato finale deve essere una punta affilata come quella di un ago, in modo tale da trapassare facilmente i tessuti senza impigliarsi nelle fibre. Sembra una banalita’, fa fatto a mano, e’ un’arte.

5) Il montaggio.

Colla istantanea per mettere insieme il tutto, mettiamo tutto sotto qualcosa di pesante. Et voilà!

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ciao,
Questo fine settimana (29 e 30 novembre dalle 10.00 alle 18.00) sconfiggete il maltempo, uscite di casa e venite a trovarci al Bazar di natale organizzato dalla scuola steineriana di via pini, 1 a Milano.
Noi esporremo le nostre creazioni che attendono impazientemente di trovare una nuova casa…
il programma dettagliato nella locandina qui sotto:
bazar.pdf

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Per dare colore alle nostre creazioni ci affidiamo ai materiali più disparati, perline di vetro, tinture naturali, fimo (work in progress), vetro liquido (felicemente abbandonato), e ultimamente resina.

La mia storia con la resina risale alla mia infanzia. Da piccola non giocavo con la resina, non sopportavo quell’odore quando aiutavo papà in officina presso una fabbrica di bottoni, però andavo a curiosare fra i pigmenti in polvere, indisturbata, tanto nel week end la fabbrica era chiusa. Ero affascinata da quei cangianti perlati e mi ero presa qualche campione per i miei esperimenti, per la felicità di mia madre che si ritrovava la casa imbrattata!
Dopo più di 20 anni ho ancora quei pigmenti, che ora cerco di maneggiare con più cura.
I primi esperimenti con la resina in età adulta riguardavano riparazioni di parafanghi di motociclette, ma lì purtroppo, niente pigmenti! Mi ha permesso però di sperimentare a scopo artistico con la resina di poliestere da “carrozziere”. Se si riesce a trovare una resina trasparente, questa può essere usata per inglobare, decorare, versare a colata. Costa relativamente poco, l’inconveniente è però che tende a creare una patina superficiale dovuta al contatto con l’aria. Infatti si lavora meglio in oggetti chiusi e con una temperatura di cottura intorno ai 70 gradi, che però richiede un forno dedicato.
Recentemente abbiamo trovato una resina da “hobbysta”, di quelle costose da colorificio, trasparentissima e a effetto vetro. Soprattutto non crea patine, è inodore ed asciuga completamente in un paio di giorni a temperatura ambiente. Abbiamo ignorato bellamente l’imperativo della venditrice “dovete usare solo i pigmenti adatti per questa resina” perchè tanto avevamo di meglio!

Ed eccoci al lavoro con il nuovo gioco:

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“monetine” di resina su foglio di plastilina

Da qualche giorno mi sto specializzando in “monete” di resina, ovvero bottoni, tanto per tornare alle origini. Per creare queste forme senza creare uno stampo ad hoc si può usare come “negativo” la plastilina. Basta lavorarla un po’ con le mani (avere le mani ghiacciate da lucertola non mi aiuta), prendere un foglio antiaderente, noi abbiamo una pellicola speciale di ignota fattura, resistente al calore e che veniva usata appunto nella fabbrica di bottoni di cui sopra e stendervi sopra la plastilina con un oggetto cilindrico a ‘mo di mattarello e poi intagliare le varie forme. E qui divento noiosa e ripetitiva: per intagliare le forme tonde uso delle vecchie fustelle, anche queste usate in passato per tagliare i fogli di resina, sempre nella fabbrica di bottoni! Ma qualsiasi oggetto in grado di intagliare la plastilina va bene, un cutter, le formine per i biscotti (attenzione a non usarle poi per i biscotti), l’importante è che il contorno interno della forma intagliata sia pulito, privo di sbave e che la plastilina sia ben aderente alla superficie sottostante, altrimenti la forma diventerà un colabrodo e tutta la resina se ne andrà in giro per il tavolo!

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fustelle

Ora che le nostre formine sono pronte possiamo preparare la resina e colorarla a piacere. Ogni tanto uso anche gli ombretti per creare il colore perfetto, vanno perfettamente bene ed è un buon modo per smaltire gli ombretti dai colori più assurdi.
Se si usa un po’ di fantasia e si attinge anche alla fortuna si possono creare cangianti stellari!

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resina, dettaglio

Poi si cola la resina nelle forme facendo attenzione che il piano sia in bolla, perchè la resina è autolivellante.

A questo punto non resta che attendere impazientemente per 2 giorni e poi inizia il lungo lavoro di pulizia dalla plastilina e di scartavetro, si, perché la resina come l’acqua aderisce alle pareti creando una conchetta che va poi eliminata.

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resina asciutta, pronta per essere scartavetrata e lucidata

Come al solito ci affidiamo alla cartavetrata dalla grana 240 alla 1200, come anche di una mola di spugna abrasiva e la lucidatura finale con una mola di stoffa.

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mola abrasiva di “spugna” per satinatura

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mola di stoffa da calzolaio per lucidare

A questo punto che fare di tutte queste monetine molate e lucidate?

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monetine

Ecco qua dei semplici orecchini in resina e rame.

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orecchini in resina e rame

Ho preso un filo di rame crudo da 1.5mm, modellato a mano e poi martellato per fissare le onde.

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onde di rame 1.5mm

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A questo punto si bucano le monetine con una punta da trapano da 1mm e si legano alle onde utilizzando un filo da 0.4mm.

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Si aggiunge una monachella, anche questa fatta a mano e voilat, ecco gli orecchini in tutto il loro splendore.

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orecchini pronti per essere indossati

Spatole!

Roberto: “Sì, d’accordo, è tutto molto bello, gli orecchini, i sonaglini per gli alberi e tutto quanto. Ma qualcosa di utile non lo fate?” In effetti l’idea di produrre non solo “surplus” ci accompagna dall’inizio di questa avventura. Qualcosa di utile, pratico, semplice, senza fronzoli. Oddìo, è pur sempre vero – opinione mia – che viviamo in un mondo bruttino assai, e alla fin fine una cosa bella in un certo senso ha una sua utilità proprio in quanto bella – “Bellezza è verità, verità è bellezza, – questo solo sulla Terra” eccetera eccetera – ma questo è un discorso complesso che preferisco lasciare ad altri.
Anche perchè qualcosa di utile di tanto in tanto lo facciamo.

Un esempio: spatole.

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Chi ha visto il film dal quale è tratta questa immagine ha tutta la mia stima.

Avevamo a disposizione delle tavolette di faggio, il quale, come tutti sanno, ben si presta all’utilizzo in cucina. Quindi: spatole.

1) Partiamo dal disegno. Da una parte una spatola già pronta per avere un’idea delle dimensioni, dall’altra la nostra tavoletta. Improvvisiamo alcuni schizzi e scegliamo quello che ci piace di più. Ci teniamo un po’ di margine perchè la tavoletta andrà avvitata in qualche modo al piano di lavoro.

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2) Spiano. Utilizziamo una tecnica detta Bitmap Engraving. In pratica si crea un’immagine in scala di grigi con un gradiente di colore, dove il bianco corrisponde all’altezza massima del pezzo e il nero a quella minima. La fresa pensa al resto. In questo modo la futura spatola sarà più fine verso la punta, passando da circa 10 mm a 2 mm di spessore.

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Spatoline/spalmini

 

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Dettaglio dello spiano con piano inclinato

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3) Una volta realizzato il piano inclinato, si taglia il contorno, stando bene attenti alle viti. Ovviamente il legno da cui partiamo è irregolare, per cui il risultato non sarà mai perfettamente uguale al disegno. Ma così è la vita.

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spatola fresata e intagliata e pronta per essere scartavetrata

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4) Finitura. Carta vetrata in abbondanza, in più abbiamo questo delizioso carrarmatino capovolto che è una meraviglia.

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Tutto questo per dire che il tempo di scartavetratura ultimamente si sta allungando ma riusciamo ad ottenere dei pezzi lisci come il sedere di un androide);

Danielo <edit>: in realtà grazie al carrarmatino, meglio conosciuto come smerigliatrice a nastro, i tempi di scartavetro si sono accorciati sensibilmente, almeno per quanto riguarda le spatole, scartavetra qualsiasi cosa, anche le tue dita! Il problema è trovare della carta vetrata da 240 a nastro (di solito si trovano solo a grana grossa) e il costo, ma son soldi ben spesi…
che poi… chi è che ha scartavetrato le spatole?</edit>

e dopo la carta, l’olio di lino, in più mandate.

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sempre siano lodati i produttori di muffins al cioccolato

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5) Prova. Per essere certi della qualità del prodotto lo abbiamo sottoposto a test pratici esaurienti – in pratica, ci abbiamo cucinato. Non so cosa, questa è farina del sacco di Danielo (anzi, del suo orto), ma il risultato è stato ottimo. Anche la cena.

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Bamia al sugo con berberè

 Danielo:  ok, la maniaca contro il surplus sono io! Colpevole! Sono in contraddizione con tutti i miei principi e presa dai sensi di colpa cerco di produrre qualcosa di utile invece che immettere sul mercato cose superflue. Pero’ sono anche un’amante del cibo e una buona cuoca, come anche ossessionata con le mie padelle, nessuno all’infuori di me può toccarle! Ed ecco anni e anni di studi per capire come dev’essere la spatola perfetta, ergonomica, non solo per la mano, ma soprattutto per la padella in cui deve lavorare, raccogliendo il cibo sui bordi senza lasciare sbave e senza graffiare.  Il piatto di cui sopra è una tipica ricetta di famiglia, bamia (okra) al sugo con berberè. La ricetta completa pero’ prossimamente su un altro blog. E visto che è stata così tanto apprezzata… in realtà le mie piantine stanno smettendo di produrre, bisognerà aspettare il prossimo anno per deliziare tutti con i fantastici bamia.

Ma torniamo alle spatole, che oltre ad essere ergonimiche e non solo belle hanno in fondo al manico un uncino per appenderle alle barre porta utensili della cucina, o meglio per agganciarsi al bordo della pentola e dei barattoli per evitare di cadere giù e affondare in sughi, marmellate, creme… e quindi ecco a voi la linea di spatole “Non ci casco più!”

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Dettaglio uncino

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Spatole/spalmini

 

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Spatole “Non ci casco più!” in tutto il loro splendore

…guardate un po’ cosa hanno combinato le spatole in Burkina Faso:
http://iljournal.today/esteri/protesta-delle-spatole-in-burkina-faso/
http://rt.com/news/201191-crisi-burkina-faso-facts/

In tanti sanno che odio il packaging usa e getta, poco pratico, poco ecologico ed inutilizzabile dopo la prima apertura. E allora come impacchettare i nostri gioielli in cerca di nuovi proprietari?

La soluzione è semplice e mi risolve un altro non di poco conto problema: l’accattonaggio di stoffe regalate da parenti e amici, per lo più rimasugli, vecchi vestiti, come anche campionari di tappezzeria. Ho così tante stoffe da riempire i miei puff, cuscini e cassetti.

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campionario di tappezzerie

Qualcosa dovevo pur farne, e va bene che sono piccolina, ma con piccoli ritagli non mi copro nemmeno un bicipite! Ed ecco quindi le bustine di stoffa per i nostri gioielli.

Il metodo per cucirle è molto semplice: si prende un pezzo di stoffa rettangolare, le misure finali della bustina saranno esattamente 1/4 della stoffa stesa, con le stesse proporzioni.

lo si piega in due dal lato lungo sul rovescio e si cuciono un lato corto e uno lungo, lasciando aperto l’altro lato corto.

schema bustine

schema poco chiarificatore per piegare e cucire la stoffa

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bustina stesa cucita su tutti i lati

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bustine completate

A questo punto si rigira il lavoro sul dritto, si ripiega all’interno il bordo del lato aperto e si cuce sul dritto a chiudere sul lato corto, avendo cura di cucire il piu’ vicino possibile all’estremità della stoffa.

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bustine completate

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bustina richiusa con un filo di rame da 0.7mm

Dopo aver fermato i fili con 3 nodini, si tagliano e si ripiega verso l’interno il lato appena cucito, in maniera tale da creare una tasca. Per completare, riempire di bei gioielli e richiudere con un filo di rame lavorato a spirale. In alternativa, se si lavora solo tessuti, al posto del filo di rame si puo’ utilizzare un nastro di raso o di altro materiale che vi ispiri.

 

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